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Ancorarsi alla pretesa del proprio cuore

La Terra è una dimensione duale, quindi un luogo in cui l’unità non esiste ma si presenta sempre sotto forma di dualità, e quindi inevitabilmente come opposizione, da una opposizione che possiamo chiamare dialettica ad una opposizione di scontro. In questo mondo non vi può che essere la dualità su questo continuum: interrogazione – confronto che può arrivare fino allo scontro. Pur accettando che questa dimensione si presenta sotto questa forma, ognuno di noi, uomo o donna non ha importanza, deve avere all’interno di sé una grandissima pretesa: questa pretesa è il diritto di ognuno alla felicità. Questa si ha di solito quando si è giovani e invece si tende a lasciarla andare, a dimenticarla e non sentirla più come portatrice di forza con il passare degli anni. Un bambino o comunque una persona giovane vuole che la sua vita sia piena di gioia, di amore, di felicità, di occasioni, piena di tutte le cose che fanno allargare il cuore, che fanno ridere i ragazzi e li fanno essere coraggiosi anche se con modalità diverse.
Quando gli uomini e le donne smettono di rimanere in contatto con questa pretesa di felicità del cuore, si incomincia ad accettare il dolore ed a volte anche il sacrificio come inevitabile. Quando la pretesa del cuore resta grandissima ed il mio desiderio di felicità e di appagamento legato al piano della Terra non viene assolutamente negato ma viene portato internamente, io non richiederò più che sia il mondo a soddisfare la mia richiesta di felicità, ma pretenderò di trovare in me la modalità per soddisfare questa richiesta. Da giovani è necessario muoversi nel mondo chiedendo al mondo di piegarsi ai nostri desideri, e il mondo può a volte confermarci e a volte sconfermarci in un gioco di continua accettazione ed opposizione; quando una persona diventa più adulta come età, ma anche più consapevole – per questo è un salto che possono fare anche i giovani se si entra in un processo di consapevolezza diverso – questa pretesa deve essere portata al proprio interno, nel senso che non deve assolutamente essere messa nel cassetto, non ci deve essere una rassegnazione rispetto a questa pretesa del cuore, non ci deve essere uno spostamento del tipo: questa cosa l’avrò in altri mondi … o … questa cosa sulla Terra è impossibile, bisogna mettersela via. E’ necessario però entrare in un processo di interrogazione, il primo passo del processo creativo: se l’uomo o la donna, e quindi la parte legata a questa dimensione duale, non è nel momento di interrogazione, la parte creativa non può mettersi in moto, non può perché non vi può essere quel movimento continuo di espansione di coscienza che viene messo in atto proprio quando, dopo aver interrogato, si trovano le risposte. Gli uomini e le donne devono apprendere ad interrogare e a tenere viva la pretesa del cuore di felicità, cioè: io sono il figlio di Dio ed ho diritto alla felicità in quanto Dio ha creato l’Eden, non ha creato l’inferno, non ha creato qualcosa che schiaccia l’uomo e neanche una inevitabilità del dolore per cui si apprende solo tramite questa modalità.
Sulla Terra questa cosa è stata finora necessaria perché solo nel momento in cui l’uomo o la donna soffrono inizia la necessità di rimettere in campo alcune cose, far parlare parti di sé inascoltate, inizia il dubbio e quindi l’interrogazione. Se gli uomini e le donne apprendono a non rinunciare alla pretesa del cuore e ogni volta che sentono il dolore, anche nelle sfumature più lievi, iniziano a porre piccole domande, inevitabilmente sarà più facile agganciare la risposta perché la problematica è ancora molto piccola, perché si è appreso immediatamente a percepirla come disagio, come qualcosa che ci va stretto, di cui quasi ci sfugge il motivo.
Adesso la domanda avviene quando l’essere umano avverte un dolore talmente grande che lo porta a cercare di allentare questa corda che lo sta strangolando. Mentre nel processo nuovo che sta per essere messo in atto dall’umanità ognuno sta nella felicità … ritorno ad usare questa parola che sembra assurda rispetto al piano della Terra … vive continuamente la pienezza di ciò che è ed appena questa pienezza viene intaccata, immediatamente scatta questa capacità di interrogazione e di contatto con il processo creativo che è al proprio interno, per trovare la modalità che gli permette di esprimere se stesso nel mondo in totale signoria. Finora questo movimento creativo era attivato dal mondo in modo violento perché era altrettanto violenta, da parte degli uomini e delle donne, la negazione dell’altra energia. Era talmente assoluta l’accettazione solo dell’energia a cui ognuno apparteneva che l’altra era stata trasformata in demonio, in ombra, in tentazione, in qualcosa che non poteva che far scattare nella personalità delle difese grandissime. E’ chiaro che quando la personalità degli uomini e delle donne gioca con questo grado di opposizione, sente la presenza del divino, o la felicità, solo quando è totalmente immersa nell’energia che la segna sul piano della Terra, ed identifica la propria felicità solo con la manifestazione di questa energia. Quindi le donne credono, ma illudendosi, di stare bene solo se abbracciano, solo se sentono identità, solo se fanno quel movimento di accogliere e di sentire che non c’è opposizione, e vivono l’opposizione sempre e solo come qualcosa che le ferisce … e gli uomini credono che la felicità consista solo ed esclusivamente nel sapere con grandissima precisione la strada che stanno percorrendo, e quindi stanno bene non solo se sono definiti, ma se sanno anche con grande forza dove vogliono andare, cosa vogliono fare, e vedono come opposizione e vivono come mancanza di felicità tutto ciò che li sposta da questa strada. Io vedo un’energia che tenta di mostrare loro quante altre strade ci siano e che la strada maestra su cui hanno camminato fino a quel momento è benedetta fino ad un certo punto, se però si ostinano a percorrerla diventa pericolosa. E’ propria l’energia femminile che si presenta tramite il mondo, che li spinge fuori strada ma per salvarli, per dire loro: guarda che se ti ostini a percorrere questa strada maestra non ti porterà dove vuoi andare tu.
Se gli uomini e le donne identificano come felicità solo il contatto con la propria energia e nel momento in cui si presenta l’altra la vivono come momento di grande crisi, è chiaro che più gli uomini occultano, negano, o vivono come negativa o quasi come forze del male l’energia femminile e più le donne occultano, negano o vivono come opposizione che le ferisce l’energia maschile, più nel mondo c’è la necessità di presentare queste energie tramite accadimenti traumatici. Questo perché è così forte l’irrigidimento e l’occultamento che altrettanto grande deve essere la forza di ciò che si presenta dall’esterno per poter scardinare questa opposizione interna. Se questa opposizione inizia ad essere morbida, nel senso che nel mondo queste due energie vengono scoperte come differenza di genere, questa differenza non è più un tabù che si combatte, ma avviene l’accettazione di una diversa espressione del divino, per cui gli uomini esprimono un volto di Dio e le donne esprimono con altrettanta precisione l’altro volto di Dio. Una volta che si inizia a scoprire che al proprio interno operano queste due forze e a sentire quando opera l’una e quando opera l’altra, si inizierà ad amarle entrambe. E’ come se al nostro interno parlassero due angeli, uno azzurro e uno rosa – tanto per ricordare il diverso colore dei fiocchi quando nascono i bambini – e ci si accorgesse quando queste due forze diverse ci parlano.
La donna di fronte al dolore vive una inevitabilità, una mancanza di forza, una forma di impotenza e quindi di accettazione del dolore e mette in atto tutta la propria forza solo per reggerlo, mentre l’uomo mette in atto tutta la propria forza per scagliarlo in là. Se il dolore non è così acuto e si inizia a vedere la differenza di genere, a comprendere queste due forze energetiche, nel momento in cui io perdo questa sensazione di benessere, invece che viverlo con dolore, lo attribuisco all’arrivo dell’altra energia, so che in quel momento un’altra energia sta chiamandomi a sé, vuole parlarmi e se io interrogo quella sfumatura di inquietudine, questa caduta di livello di benessere e felicità, allora permetto al messaggio che mi viene dall’altra energia presente al mio interno di manifestarsi ed inevitabilmente entro nel processo creativo.
E’ necessaria una pausa, permettersi un momento per poter entrare nell’irrinunciabilità del cuore, per cui l’energia maschile e l’energia femminile possono attingere l’una dall’altra per trovare il modo di esprimersi nel mondo in piena signoria. L’energia femminile può esprimere il massimo del suo potere solo se è sostenuta da una grande definizione, se il piedistallo su cui poggia è dato dall’energia maschile, da una grande definizione di sé.
L’energia maschile può esprimersi con signoria nel mondo solo se la sua massima definizione viene espressa nel qui e ora, nel particolare più minuto, non nei grandi ideali, ma nella singola vita, ora, in questa cosa specifica… vedo la massima definizione nella quotidianità più minuta, nelle cose che gli uomini tenderebbero a credere insignificanti. E’ solo se l’uomo crea questa irrinunciabilità nel piccolo che può arrivare a realizzare il grande ideale del suo cuore. Ed è solo se la donna è sostenuta nella sua grande visione da una focalizzazione precisa di cos’è l’energia femminile, di quali leggi la governano, di quali forze ben precise la sorreggono, che può diventare potente.
E per entrambi, uomini e donne, è diventare potenti nel qui e ora, nella capacità di creare la felicità a cui ognuno ha diritto e che deve essere l’unica cosa non patteggiabile.
Per questo ultimamente parliamo spesso dell’inutilità del sacrificio e della inutilità di spostare nel tempo la propria felicità, perché il sacrificio non deve essere più un valore e lo spostare la felicità nel tempo, quando andrò in pensione, quando avrò fatto… blocca il processo creativo. Ogni volta che l’uomo sposta nel tempo la realizzazione della sua felicità inevitabilmente entra in un’attesa che le cose cambino esternamente; ma questa cosa non è vera, non è possibile.
O il cambiamento avviene al proprio interno e quindi si riesce a giocare con le due energie e a rimanere incantati quando si presentano al proprio interno, a sentire che c’è un messaggio sia se si presenta l’una che se si presenta l’altra, o questo spostare nel tempo la felicità è proprio la cosa che crea più dolore, la più tremenda fatta da uomini e donne.
Gli uomini spostano la felicità nel tempo, a dopo, a dopo la vita, a quando avranno finito o realizzato qualcosa di importante per loro, a quando la giustizia e la pace regneranno sulla Terra, a quando si riuscirà ad attuare i grandi ideali del cuore … le donne invece, sempre nel loro movimento umano, si spostano nello spazio, per questo in passato si sono ritirate all’interno della casa, si ritirano all’interno di luoghi in cui stanno bene, e credono di poter continuare ad essere felici se si spostano da quel luogo, o da quella persona, o dalla problematica che le rende infelici. Quindi c’è uno spostamento nello spazio… ma in realtà tempo e spazio sono dimensioni della Terra, sono qualcosa che non esiste, e quando noi facciamo questi movimenti per attuare la felicità sulla Terra, quindi per unire il Cielo alla Terra o la Terra al Cielo, in realtà cadiamo nelle nostre illusioni terrene.

 
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