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Cercare la risposta che acquieta

(da un contatto personale)

(Non c’è spazio nella mia vita per la fantasia, per la creatività. O butto all’aria tutto o resto così.)

Noi ti invitiamo a vedere come questo sia il ritornello in tutte le cose sostanziali ed importanti della tua vita, nel senso che, ad esempio, la stessa cosa tu la dici rispetto al tuo lavoro che all’amore verso il tuo uomo. Questo rapporto è di una bellezza infinita, ma non c’è spazio per altre cose che tu desideri per te, quindi ancora una volta tu dici: o lo lascio o lo prendo così com’è. Ed è questa sensazione che non ci sia via di uscita che ti porta ad una inquietudine tale che ti impedisce di trarre poi nutrimento dalla vita.
Tu chiedi come fare un atto creativo, cioè come far nascere all’interno di queste due situazioni che ti sembrano definite al punto tale che non trovi, veramente non trovi, nessun movimento nuovo e non ripetitivo, cioè un semplice riproporsi di cose già tentate.
L’atto creativo può venirti solo se tu nel momento in cui senti emergere una sottile irritazione, che sai riconoscere perfettamente, rispetto anche a cose piccolissime – non pensare a grandi decisioni rispetto al lavoro o rispetto al rapporto con l’uomo che ami – entri nell’interrogazione; nel momento in cui tu cogli che ancora una volta cadi in una sensazione di soffocamento nei confronti della vita che stai conducendo, puoi prenderti uno spazio di meditazione, cioè non dare più risposte immediate, di cuore o di mente non ha importanza, perché credi che tanto non ci sia via d’uscita. In questi momenti ti conviene fermarti e l’anno sabbatico, a cui a volte tu senti di aver diritto, fallo diventare un tempo molto più breve ma che ti prendi ogni volta che la vita ti strattona. Un tempo molto breve di sospensione di qualsiasi tua decisione rispetto alle richieste che ti vengono dagli altri, in cui tu poni la domanda a te stessa, ma proprio perché non hai ancora dato nessuna risposta, perché veramente non sai come muoverti, oppure perché senti l’inevitabilità di una risposta precisa anche se questa è per te pesante.
Tu guardi alla vita facendo riferimento sempre ai massimi sistemi, in realtà io vedo decisioni molto piccole, concrete, in cui tu ti fai la domanda e attendi… ma vedo proprio che attendi, non che ti metti a voler cercare la risposta. Tu entri automaticamente in questo meccanismo, una parte di te, anzi molte parti di te si mettono a parlare contemporaneamente, una dice una cosa, a cui un’altra parte risponde e così via… così entri in una confusione tremenda di cuore e di mente. C’è in te una conversazione grandissima di più voci per cui alla fine vacilli di te stessa. Mentre se entri in un momento di pausa, in cui interroghi cosa devi fare, come rispondere a questa richiesta del mondo – è una richiesta molto precisa e circostanziata e il mondo è in attesa proprio della tua risposta, perché tu hai chiesto proprio del tempo … guarda te lo so dire fra mezzora, te lo dico domani … – Ti sei presa del tempo per rispondere a delle cose precise che ti vengono chieste, entri in una centratura e la smetti di farti tutti quei ragionamenti mentali o di cuore condotti dal tuo piccolo io, dalla personalità della Terra, che continuano a rilanciarsi le loro piccole verità creando il caos dentro di te, per cui tu, per sfinimento, scegli alla fine chi ha urlato di più in quel momento dicendoti che è la tua unica scelta possibile, e ti sembra cioè, dopo tanto interrogarti, di aver scelto proprio ciò che vuoi per te, ciò che per te è più importante o quello che comunque sei costretta ad accettare. In realtà nel momento in cui chiedi qual è la risposta che puoi dare entri in un silenzio totale perché tu non la sai quella risposta, quello che deve emergere è veramente altro dal chiasso della mente e del cuore del piccolo io, e nel momento in cui sei proprio convinta di non sapere cosa vuoi, che risposta dare all’altro e lasci che nasca dal tuo interno una visione – è la tua modalità per canalizzare – ti appare un’immagine che chiaramente poi va interpretata in modo simbolico. Ti appare una visione che al suo interno ha la risposta che cerchi e se tu in qualche modo ci giri intorno e la interroghi ulteriormente, alla fine potrai dire che l’hai compresa e saprai rispondere agli altri.
Il problema non è rispondere agli altri, ma che tu sai rispondere agli altri perché hai imparato a rispondere a te stessa da una quiete interiore, nel senso che senti che in un dato momento preciso, in una data situazione precisa, per come sei tu nel qui ed ora della vita, l’unica cosa che puoi fare, che è creativa per te perché in qualche modo ti nutre, è quella che ti è emersa spontaneamente da dentro e si è imposta alla tua mente ed al tuo cuore. E quindi entri in una quiete che ti appaga perché senti di aver fatto il movimento giusto, quello giusto per esprimere te stessa nel mondo, non giusto per accontentare gli altri né giusto perché tanto non si può fare diversamente. Questo ti invitiamo a fare nelle piccole cose della vita per scoprire cos’è per te la visione. Questo modo di procedere tu l’hai già sperimentato, casualmente, senza che tu lo volessi, invece è importante per te entrare in un metodo rigoroso, per cui ogni volta che il mondo ti fa una richiesta che ti inquieta vai alla ricerca della risposta appagante per te, perché altrimenti il senso di impotenza a cambiare le regole del gioco della Terra ti schiaccia e quindi sei sempre là che urli: ma tanto io cosa posso fare, così è il mio lavoro, o lo cambio o lo accetto così com’è; quest’uomo che io amo è così, o lo lascio o io in qualche modo mi devo accontentare. E questa sensazione di doversi accontentare che ti porta lentamente, ma inesorabilmente, a cancellare le visioni, perché se ti devi accontentare ti impegni a reggere; tu ti impegni grandemente, nel lavoro e nell’amore, a fare del tuo meglio per… e così blocchi la visione, che non è la visione che ti risolve una volta per sempre la problematica che stai vivendo, ma è la visione che ti aiuta a fare quel passo che va nella direzione però del tuo appagamento, non della tua rinuncia o del tuo accontentarti.
Tu non usi questo strumento della visione che ti appartiene perché usi tutta la tua energia per reggere, per stare in equilibrio, per in qualche modo barcamenarti, per riuscire ad accontentarti di quello che hai, perché hai paura alla fine di essere eccessiva, mentre l’eccesso è anche il tuo profumo, non puoi sfumarlo troppo o cancellarlo. Tu non usi gli strumenti giusti per esprimere te stessa nel mondo, e la visione è un tuo strumento. La visione ti ha parlato nella vita e tu sai di cosa si sta parlando; tu non credi nel tuo talento più grande, non credi in ciò che profondamente sei, e quando entri in quei vortici di dubbio perché la vita ti stringe ed inquieta, invece di incominciare quel dialogo caotico interiore in cui passi al vaglio, come in un tribunale severissimo, sia i tuoi ragionamenti logici che i desideri del tuo piccolo cuore, per fare la donna saggia che chiede ad una parte di sé di abbassare i toni, entra nella visione.
Tu non usi il tuo strumento, non usi il tuo talento, non lo usi e allora non puoi pretendere di trovare il movimento giusto per te da fare nel mondo, quello poi che ti permette di rimanere nella direzione in cui vuoi andare in ogni campo della tua vita.
E’ come se non ti accettassi profondamente per ciò che sei o ti accettassi solo nelle cose che giudichi esoterico – spirituali, è come se la tua vita fosse divisa in due, da una parte c’è tutto questo mondo delle energie sottili, dei chakras, e poi c’è la vita concreta, reale, pesante, soffocante, avvilente… sei in una dualità straziante perché queste due cose devono unirsi, tu devi diventare una, ma per raggiungere l’unità rispetto al tuo percorso sulla Terra, devi usare sempre lo strumento che ti appartiene, ma usarlo con maestria. Devi incominciare a sperimentarlo per cose molto piccole, perché altrimenti torni nei massimi sistemi che confondono, cose molto piccole, cose che semplicemente ti inquietano, che ti soffocano, che ti fanno star male, a cui però devi comunque dare una risposta perché il mondo te la chiede…. Benedetto il mondo che ti chiede una risposta, perché nel momento in cui tu devi dare una risposta al mondo, devi camminare su questo mondo, questa risposta sei costretta a trovarla e quindi a guardarti profondamente dentro. Perché se sei venuta su questa Terra, e tu sei un’anima, hai bisogno di questo percorso, esattamente del percorso che stai facendo, perché altrimenti resti in questa grande dualità interiore che poi è la sola che ti ferisce, perché non riesci ad intrecciare la Terra con il Cielo, la vita di tutti i giorni con la visione.
Ma questo è ciò che ogni essere umano è venuto a fare sulla Terra.

 
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