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Entrare nella resa per uomini e donne

È chiaro che qualsiasi cosa accade nella vita di un essere umano ha la sua ragione d’essere e l’anima la attira a sé; per questo dobbiamo continuare a pensare all’ombra come a qualcosa che spaventa e non trasformarla solamente in una parte del processo creativo, perché è senz’altro la creatività pura, nel senso che senza l’apparizione di quest’ombra non ci potrebbe essere né per la donna né per l’uomo il salto evolutivo, ma la reazione del piccolo io di fronte all’ombra è sempre qualcosa di tremendo. Tremendo al punto tale che serve sempre una resa, una resa difficile da attuare e diversa per l’uomo e per la donna.
Quando si parla di resa noi crediamo che sia un atteggiamento passivo, cioè: ‘sia fatta la tua volontà e non la mia’. Fino ad epoche passate la resa era un inchino a qualcosa di superiore e la personalità entrava in una forma di passività. Mentre adesso quando appare l’ombra all’uomo e alla donna il piccolo io fa scattare in automatico le difese perché anche se teorizziamo la comprensione dell’ombra e la necessità dell’ombra, quando ci appare la nostra è qualcosa che abbiamo proprio cancellato perché non desideriamo neanche vederla, la consideriamo qualcosa di contrario alla vita stessa e non c’è teoria mentale o abbraccio di cuore che tenga.
La resa… cosa vuol dire entrare nella resa per uomini e donne.
Entrare nella resa per una donna è permettersi di attraversarla… vedo un’onda altissima che si alza all’interno di una donna e questa deve permettersi di sentire alcune cose che non si è mai autorizzata a sentire prima e queste cose all’inizio sembrano devastanti, la devastano al suo interno perché lei per prima non si riconosce, non riconosce questo sentire, ha la sensazione di una perdita totale di sé, una perdita totale di tutto ciò che la costituisce e le fa dire ‘ Questa sono io ’ ; lei ha la sensazione di… non è esatto dire pazzia, ma proprio… io vedo quest’onda che sembra devastante e per la donna la resa è permettere a quest’onda di attraversarla, non spaventarsi e non trasformarla in azione immediata. E quindi la resa non è un lasciarsi andare e fidarsi che tutto va bene, fidarsi che questa cosa è divina, fidarsi a lasciarsi portare da questa corrente; io vedo esattamente il contrario, vedo la donna che permette a quest’onda di attraversarla e la sente totalmente ma non la agisce immediatamente. Non la agisce per ora. E la resa è nell’ascolto di quest’onda e nella sua non esternazione. L’energia femminile portata da se stessa è nella condivisione, quindi comunque è nel portare fuori, nel portare all’esterno, anche la furia è condivisione nel momento in cui io la esterno, è condivisione perché la donna dice: questa sono io in questo momento e mi mostro. Quindi anche la furia pur in apparenza essendo un movimento contrario alla relazione ha al suo interno una necessità di condivisione; la porto all’esterno e la faccio andare nel mondo. Questa forma, in questo momento, le donne se la permettono e le donne, soprattutto quelle che credono di essere più emancipate, amano questo movimento di mostrare la propria forza, il proprio coraggio, la propria determinazione, il poter dire a voce alta quello che vogliono e quello che non vogliono, vedo una forma di lotta anche nei confronti dell’oppressione maschile. Ma questo movimento è sempre e comunque un movimento di relazione, perché nel momento in cui la donna esterna nel mondo qualcosa, anche se sembra un movimento di rottura perché la furia sembra che rompa i legami, in realtà è già nel movimento di condivisione, è già nell’esternare al mondo se stessa.
La resa della donna in questo momento è una resa ad una parte interiore di se stessa che però lei deve aspettare che esca, che riempia degli spazi al suo interno, non spaventarsi e lasciare che questa cosa le emerga da dentro mentre lei ci deve girare intorno con una interrogazione grandissima, pur rimanendo spaventata perché non si riconosce, perchè non capisce, non capisce se stessa, non capisce il mondo, non capisce l’altro, se è nella relazione con l’uomo, se la problematica è con il maschile, ma è col mondo in generale. La resa è questo per la donna: aspettare che questa ondata si compia tutta al suo interno e non avere l’urgenza di partorirla nel mondo, di manifestarla. Perché se la donna cade in qualche modo nell’urgenza della manifestazione di sé, quello che manifesterà alla fine è la sua confusione perché non ha dato il tempo a quest’onda di riempirla tutta, di manifestarsi totalmente. E quindi la resa è rispetto a questa cosa al proprio interno che deve maturare; vedo qualcosa che deve avere il tempo di maturare, riempirsi totalmente e definirsi totalmente all’interno della donna stessa. E quando la donna la coglie nella sua interezza sarà capace di dire una parola di verità che non va neanche urlata. La donna dirà la sua verità ed è talmente certa della sua verità che la dice e basta, ma sente che niente del mondo può spostarla di tanto così, che questa è la sua verità e della verità del mondo, del riconoscimento del mondo non se ne cura. E quindi ha una forza molto più grande dell’espressione della semplice furia. Quindi una resa a questa onda interna per dare il tempo a quest’onda di trasformarsi in un sapere talmente potente che in quel momento può essere riversato all’esterno perché il mondo non può spostarlo o appannarlo di una virgola. Questa è la resa della donna all’ombra perché comunque quest’onda all’inizio viene vista come ombra, comunque è qualcosa che crea vergogna, dolore, che crea confusione all’interno della donna, che crea smarrimento, e lei vorrebbe immediatamente trovare la soluzione per andare oltre. E nel tentativo della personalità di andare oltre rischia di non permettere a quest’onda di esplicarsi totalmente e trasformarsi in una verità potente.
Per quanto riguarda l’uomo è chiaramente un processo completamente diverso, nel senso che comunque l’ombra a cui è di fronte l’uomo è il sentire tutta la sua fragilità fisica, psichica emotiva di comprensione del mondo. Quando un uomo sente… io vedo qualcuno che ha passato la vita quando era giovane a trasformare un bellissimo vaso di cristallo, però comunque fragile, in un vaso di cristallo infrangibile. Un uomo quindi passa la vita a diventare questa meravigliosa coppa di cristallo infrangibile e qualcosa nel mondo, quindi fuori di lui, non al suo interno gli appare, gli si presenta dall’esterno. L’esterno può essere anche il suo corpo, che è la parte più manifesta di un uomo, più terrena, più legata alla terra. Si è sempre detto che quando un uomo si ammala vive una fragilità che non riesce ad accettare, mentre una donna accetta maggiormente la fragilità del proprio corpo. Un uomo può vivere l’ombra come malattia legata alla parte più concreta di se stesso, la parte più terrena, oppure gli si presenta dall’esterno rispetto alle relazioni e ai progetti per cui ha dato la vita; lui ha cercato di realizzare delle cose, degli ideali grandissimi di cuore e può accorgersi che improvvisamente questi ideali non sono più ideali, non corrispondono esattamente a quello che lui pensava e quindi è come se lui si vedesse con gli occhi di un altro che gli mostra tutta la sua incapacità di capire, di aver visto, di valutare e di comprendere. E quindi è di una fragilità infinita, grandissima, è perso e la resa che deve mettere in atto è proprio quella di accettare questa fragilità come l’unico punto di forza che ha, a cui aggrapparsi. Tutto il resto crolla e lui resta di fronte alla sua fragilità, la riconosce come fragilità sia fisica – nel senso che non si sente più padrone di se stesso, forte fisicamente – oppure fragilità mentale – cioè io non capisco più niente, non capisco il mondo, non capisco gli altri, non capisco neanche me stesso, se mi chiedete qualcosa addirittura non so più cosa rispondervi -. Alcuni uomini in questi momenti si focalizzano ancora di più, si tuffano nel credere di dare una spiegazione del disagio del mondo o di loro stessi, che poi è lo stesso, focalizzandosi, alcuni si concentrano sull’economia, quindi il male del mondo è tutto lì, all’interno di questi processi; altri si focalizzano sulla morale, nel senso che se gli uomini e le donne si amassero di più, si comprendessero di più tutto andrebbe bene; quindi entrano in una predicazione a livello di bontà che deve scorrere nel mondo, dobbiamo perdonare. Gli uomini si aggrappano a questi puntelli di forza perché credono che sia una retta visione, sia la realtà. Invece la resa a cui deve stare di fronte un uomo è nel riconoscere che il suo unico punto di forza è ammettere la sua fragilità. Vedo qualcuno che dice a se stesso: adesso credo questo e lo porto avanti perché nella vita bisogna fare dei passi, non è che bisogna avere la certezza assoluta di cogliere il BENE per poter fare dei movimenti – questa è la presunzione del piccolo io degli uomini e delle donne, è la personalità – ma io mi arrendo alla mia confusione, la accetto, accetto di fare il passo che reputo giusto nel qui e ora, sentendo che è collegato solo al qui e ora e basta, che non è una teorizzazione, non è un ideale del cuore, non è “ho capito tutto e quindi faccio il movimento giusto…” che crede poi di proiettare nel futuro e dover insegnare agli altri. Ma, io faccio nel qui e ora il movimento, l’unico che sono in grado di fare in questo momento, in base a ciò che sono, in base alla mia fragilità e alla mia confusione; e mi autorizzo a fare questo movimento. Un uomo non si autorizza mai a fare un movimento a meno che non creda – e per uomo intendo la personalità – di essere nel GIUSTO, nel BENE, all’interno di qualcosa di più vasto. Allora l’uomo si autorizza, allora sente tutta la sua forza e fa dei movimenti per modificare il mondo. Mentre gli uomini devono autorizzarsi sempre dei movimenti perché altrimenti perdono di energia perché l’energia maschile è nel fare nel mondo, nel tracciare la propria impronta, ma devono accettare che l’impronta che tracciano è semplicemente quella del qui e ora, quella del momento presente – faccio questo perché in questo momento mi sembra la cosa più adatta, più giusta per me, e mi fermo qua – però mi autorizzo a fare questo movimento. Non è facile per un uomo, di solito gli uomini si ritirano quando si sentono fragili, gli uomini si ritirano quando sono in crisi, gli uomini si ritirano dal mondo perché credono di non essere degni del mondo, di non aver niente da dare al mondo, possono dare al mondo solo quando sentono di essere nel movimento glorioso: – io so come si fa ad uscire dalla crisi, io so come si fa a creare il bene comune, io so come si fa…- loro sono pieni di energia quando sono in questo sentire.
Quando un uomo è invece di fronte alla propria ombra è nel sentire che non sa, che non capisce, che non ha nessuna ricetta, e deve autorizzarsi proprio in quel momento a fare, a fare comunque, relativizzando tutto. E la resa è proprio questa, è nel fare comunque. Sembra difficile da capire, ma è nel fare comunque perché solo un uomo che fa questo movimento offre qualcosa di reale al mondo perché quello che ha colto è nel suo cuore ed è la sua verità, l’unica che lo può esprimere in quel momento, ma l’unica anche reale, perché appartiene a lui e l’espressione di sé che dona al mondo anche quando crede che il mondo non sa che farsene, perché non ha un’ampia visione ma ha solo un sentire del cuore. E quindi è la resa alla propria ombra, perché è chiaro che è l’ombra che porterà il passaggio successivo di espansione di personalità; la resa alla propria ombra è diversa per uomini e donne ed è difficile in questo momento perché le donne credono che sia nella manifestazione di ciò che sono, di quello che pensano, quello che sentono … devo avere il coraggio di dirlo, devo avere il coraggio di esprimerlo … in una immediatezza eccessiva, come se il corpo emotivo avesse diritto di parola sempre e comunque senza aspettare che qualcosa si depositi e qualcosa si espanda; la pulizia è questa, qualcosa resta e diventa elisir di lunga vita, è vita, e ciò che deve depositarsi perché appartiene al piccolo io, la confusione si deposita; per questo occorre tempo per poter esternare ciò che è cibo per tutti, non può essere fatto in un movimento di delirio femminile.
E gli uomini devono invece apprendere questa cosa bellissima che proprio quando sentono maggiormente la loro fragilità, la loro umanità, la loro piccolezza, la loro incomprensione, il movimento che faranno e che si devono obbligare a fare, nonostante dubitino di se stessi, è il movimento salvifico poi per la vita, per la vita del mondo. Non è facile per un uomo in questo momento imporsi dei movimenti sentendo tutta la propria fragilità; e non è facile per una donna, in questo momento, stare all’interno di se stessa senza essere nell’urgenza della condivisione, perché ciò che deve condividere non è il piccolo io, non è se stessa legato al piano della terra, ma è qualcosa che raccoglie profondamente dentro di sé e che sente che nel momento in cui la condivide nel mondo, se ne frega anche della condivisione, non le interessa che altri lo capiscono o non lo capiscono, l’accettino o non l’accettino, non è minimamente una sua preoccupazione perché quello che ha raccolto è talmente vitale per lei che … io vedo una donna come se fosse una costruzione e questa cosa è un mattone essenziale, un mattone in più di ciò che io sono e questo mattone nessuno me lo può togliere perché ‘ Questa sono io ’ e questo mattone fa parte di me, e ora procediamo, andiamo avanti. Per la donna non è solo l’esternazione del corpo emotivo o della sua confusione e del suo dolore.

 
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