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La necessità della distanza fra sè e l’altro

Ciò che avviene all’interno dell’anima in maniera divina – l’energia femminile e l’energia maschile che onorano se stesse e anche ciò che hanno di fronte e quindi è altro da sé – sulla Terra è quasi impossibile che avvenga con questa modalità perché la personalità terrena, intesa non solo come sfumatura psicologica ma anche ciò che ci segna, ostacola il contatto amoroso fra il maschile e il femminile. Questo ostacolo è nell’ordine della necessità altrimenti non avverrebbe la nascita del nuovo all’interno però della propria energia. E’ quello che possiamo chiamare il limite di se stessi per poter poi superare quel limite. Se la personalità non creasse un ostacolo rispetto al riconoscimento del piano energetico e quindi del piano divino, non ci sarebbe questa spinta ad andare sulla soglia di un limite e ad osare poi di superarlo.
È l’energia maschile che crea questa maggiore necessità di separazione, e quindi poi la personalità la asseconda, perché essendo una energia legata alla definizione è più facile il suo contatto con la personalità e con il corpo, con la materia. L’uomo fa barriera e crea una distanza quando sente che altrimenti non verrebbe rispettata una parte di sé che, all’inizio, ha bisogno per esprimersi di una purezza totale: prima ci deve essere solo il movimento di espressione e poi – quando tutto è stato espresso – allora può avvenire anche uno stare l’uno di fronte all’altro, quindi un confronto… che è più che altro uno sguardo di riconoscimento.
Se il movimento di espressione non è avvenuto tutto, le parti oscure che non sono ancora state espresse dell’energia a cui la personalità appartiene, inevitabilmente portano allo scontro o al confronto dialettico. Questi due movimenti, però, non sono in grado di mettere in atto il processo creativo, perché il processo creativo avviene solo nel momento in cui non vi è né lo scontro né un confronto dialettico fra opposti, ma vi è un riconoscimento. Il riconoscimento può avvenire solo se non vi è più all’interno della propria energia nessuna parte non espressa, cioè oscura alla consapevolezza della persona. Ed è l’energia maschile che più facilmente fa barriera nel momento in cui si necessita di questa messa a fuoco.
In una scala evolutiva, gli uomini meno consapevoli amano lo scontro, cioè proiettando all’esterno l’ombra che appartiene a loro chiaramente l’altro diventa il nemico da combattere. Gli uomini più evoluti amano il movimento dialettico, onorano l’altro e continuano a fare quei movimenti di mediazione per cui sembra che solo la buona volontà umana può far smettere le guerre, le liti violente e distruttive, le barbarie. Se ci sono tanti uomini di buona volontà il movimento umano di scontro viene frenato e si accetta di continuare a creare delle regole e a stare all’interno di queste regole per cercare di mettere d’accordo tutti.
Poi ci sono gli illuminati, che non accettano né lo scontro, né una mediazione continua, che può essere vista anche come un mercanteggiamento con una connotazione negativa, in quanto alla fine sembra che abbia ragione chi ha più capacità dialettica, chi si impegna di più, chi si aggrappa maggiormente agli ideali, chi vuole a tutti i costi convincere gli altri delle proprie ragioni. Poi alla fine diventa sempre: qualcuno che vince e qualcuno comunque che perde, perché ci sono gli opposti e questi opposti non riescono a stare di fronte se non in un gioco di più forte-meno forte, più ragione-meno ragione. E quindi alla fine c’è comunque l’illusione di poter gestire a livello umano la contraddizione duale presente sul piano della Terra.
L’ultimo stadio qui sulla Terra, chiaramente, è quello degli uomini illuminati in cui non c’è questa sensazione di dover salvare il mondo in base ad uno sviluppo, ad una capacità umana, ma c’è la resa al divino al punto tale che il contatto col divino è talmente presente nella loro vita, nel qui ed ora, da portarli in uno sguardo verso il mondo da un altro piano ed il mondo viene illuminato da questo sguardo che riesce a cogliere la realtà del mondo, quella vera.
Quando gli uomini, in questa scala evolutiva, a livello terreno, creano delle distanze è per evitare in qualche modo sia il primo stadio che il secondo stadio; il primo stadio è lo scontro violento, per cui l’altro è solo il nemico, quindi tutta l’ombra che ho al mio interno la proietto all’esterno e nell’altro vedo solo un provocatore. Questo è vero anche all’interno della relazione uomo-donna, che è la dualità più estrema, ma mostra anche la dualità del mondo. La seconda modalità è quella più dialettica, quella in cui si discute, si cercano di capire le ragioni dell’altro ed esprimere le proprie ragioni, però alla fine pur essendo più civile risulta quasi impossibile da farsi perché si ha l’illusione che basta parlarsi, basta spiegarsi, basta che uno spieghi il suo sacro punto di vista e che l’altro spieghi il suo sacro punto di vista e alla fine si arriva dove il cuore vuole arrivare, cioè all’abbraccio, all’amore. Questa è un’altra illusione umana, che è all’interno della coppia maschile-femminile, ma che poi la vediamo all’interno del mondo politico, o quando ci si confronta rispetto a delle idee, a dei valori, come può essere l’eutanasia, l’aborto… Anche questa è una illusione perché nel mondo duale la dualità è data proprio da una inconciliabilità degli opposti, cioè una persona non può vedere entrambe le cose perché a livello umano c’è solo un sentire che aggancia il cuore, che parla e che diventa inesorabile, non possono esserci entrambi i poli, facendosi sentire così profondamente all’interno della personalità.
Ma se un uomo, rispetto a qualcosa o a qualcuno che lo coinvolge profondamente, salta questi primi due passaggi, cioè l’illusione di credere che l’altro sia il provocatore, sia il problema, e l’illusione che basta parlare per riuscire a capire cosa sta succedendo, cosa mi sta succedendo, cosa ci sta succedendo e crea una distanza, questa distanza gli è necessaria per radicarsi nella propria energia. Solo che questa distanza per l’energia femminile, e per la personalità delle donne che l’incarnano maggiormente, è la cosa più tremenda che possa capitare perché sembra alla donna che le sia stato tolto qualsiasi strumento per poter cucire due opposti, o cucire una relazione, o comunque “esserci”. E finché ha l’illusione di avere degli strumenti per poter creare relazione, la donna continuerà a tentare tutte le strategie a lei disponibili, quindi umane, quindi possibili sulla Terra, affinché questa relazione continui ad esserci. Nel momento invece in cui la donna crede di non avere più nessuno strumento per onorare la relazione, onorare questa dualità che si presenta sulla Terra come comunque opposizione, è lei che crea la distanza più grande. Quindi la distanza creata dall’uomo è una distanza strategica per evitare i due movimenti più umani, cioè quello dello scontro e quello del confronto dialettico; quando si dubita sia del primo che del secondo, ma in qualche modo non si vuole perdere la relazione, l’uomo crea distanza. Mentre la donna crea distanza nel momento in cui dubita del suo potere terreno di creare relazione, ed è quindi sempre un abbandono totale del cuore, cioè: io abbandono il mio cuore perché solo non sentendo più cosa ho nel cuore io posso allontanarmi. Ma nello stesso tempo compiendo questo movimento la donna dichiara a se stessa e sente totalmente la propria impotenza rispetto al piano della Terra.

 
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