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L’accettazione del piano della Terra

(da un contatto personale)

La problematica è data dalla non accettazione del tuo destino. Tu in qualche modo desideri muoverti nel mondo come se fossi già perfetta e, in qualche modo, già lo sei. La perfezione è quella cosa con cui sei in contatto, che può essere definito Sé, quella vibrazione energetica che ti appartiene e che riesci a cogliere nei momenti di massima apertura nei confronti dell’energia, dello spirito, quando ti senti lievitare.
Questa perfezione che ti appartiene è come se fosse già realizzata, altrimenti non potresti metterti in contato con essa, ma nella dimensione della Terra, c’è anche la necessità del tempo per permettere lo svelamento di questa perfezione presente al nostro interno. La tua grande sofferenza è la non accettazione di questa discrepanza fra la perfezione che senti e che ti appartiene, ma che in qualche modo anche non ti appartiene, perché non ti senti nell’estasi e neanche nella quiete interiore o nell’appagamento. Nei momenti in cui tu cogli con grande forza la dimensione energetico-spirituale tu lieviti perché ci sei all’interno, e poi ogni volta che devi abbandonarla – come un’anima che lascia al dimensione Uno per entrare nella dimensione duale della Terra – c’è per te la sofferenza. Ogni volta che ti stacchi dalla sensazione di contatto con l’Uno su tutti i piani, mente compresa, è come se rivivessi la caduta nel piano duale. Per l’anima, quando viene sulla Terra, la prima sensazione è quella di essere in una prigione. Tu stai accentuando questa sensazione e per questo sei spaventata, per questo ti sembra di essere depressa o confusa. Più riesci a entrare in contatto con i mondi energetico-spirituali, in contatto anche con il tuo corpo emotivo, più quando torni sulla Terra ti sembra di morire, che è la sensazione dell’anima quando abbandona quei piani e si incarna. C’è una profonda nostalgia di quel sentire e vorresti portarlo con te sempre, perché lì stai bene; tu non puoi realizzare questo sogno perché altrimenti l’anima sarebbe stata in altre dimensioni, a contatto maggiormente con l’Uno, e non sarebbe venuta sulla Terra.
Le donne devono incarnarsi, devono avere il coraggio di incarnarsi in questa dimensione. Le donne devono, ma proprio devono, perché è il momento, perché questo è il loro compito spirituale in questo momento, incarnare la loro anima, cioè non vivere solo dal cuore in su, con i chakra superiori, ma partorirsi nel mondo, calandosi nei chakra inferiori, anche se a loro sembra di andare quasi all’inferno. Camminare sulla Terra, con tutte le sue contraddizioni, dove gli esseri umani, anche con le migliori intenzioni, si sfregano con la carta vetrata, dove c’è un dolore fisico tremendo, dove il corpo può ammalarsi nei modi più orrendi, dove la donna non vuole incarnarsi perché dice “Manca la divinità, perché se ci fosse non si potrebbe manifestare in questo modo, con queste sofferenze fisiche e psichiche, con questa confusione mentale, per cui non si capisce nulla!”
La tua anima guarda il chakra della corona, poi il terzo occhio, poi il chakra della gola, fino a cuore… e si ferma lì, dà un’occhiata sotto e dice: “Mamma mia! C’è la volontà, e il mio volere può scontrarsi con il volere degli altri; c’è la sessualità, la relazione con l’altro, il sentire così diverso che diventa un continuo sfregarsi dolorosamente addosso, magari mi incontro su certi piani, e su altri… il deserto. Il primo chakra, poi… Spaventatissima, resta lì e non vuole incarnarsi, non vuole! Oppure ha questa pretesa: sì, io mi incarno, però tutto deve essere perfetto, perché devo essere in grado di portarmi dietro la mia atmosfera.
Noi ti diciamo: sei venuta per incarnarti sulla Terra, ed è ora che tu accetti di vivere nel piano duale, ma non con le bombole di ossigeno, per cui ti porti dietro tutta la tua atmosfera, prendi aria da lì e prendi le distanze dalla dimensione della Terra perchè finché fai così non puoi trovare il tuo posto nel mondo, la tua impronta nel mondo. L’energia maschile cerca di segnare il mondo lasciando la sua impronta, mentre l’energia femminile vuole trovare la sua impronta, quella che le appartiene, qualsiasi essa sia, quella che Dio ha creato per lei e che può riempire solo lei. Però sulla Terra queste due energie devono intrecciarsi; cioè per trovare il tuo posto nel mondo devi avere anche la forza di incarnarti. La forza, che proviene dall’energia maschile presente anche al tuo interno, che ti appartiene; la forza di dire sì alla Terra, di dire: OK, qua sono, in questo pianeta c’è la dualità e io la vivo, mi fa soffrire, ma la vivo. Invece di piangere perché non sono su altri piani, accetto di incarnarmi, adesso faccio il movimento che sento esprime maggiormente me stessa, in contatto profondo con la mia energia. E ogni volta che la tua energia femminile ti dice cosa vuoi per te, ti muovi e osi.
Una donna, nel pieno del suo potere, è capace di dire la sua verità ad un uomo, non gli permette di confonderla, nel senso che lo inchioda a se stesso, non a lei, non lo costringe a fare quello che vuole lei, ma non gli permette di giocare a quel gioco di creare una distanza, che è il gioco che compie il tuo uomo.
Anche il tuo uomo ha la stessa problematica, ma l’energia maschile, quando sente fortemente il richiamo del divino, si spaventa al punto tale che lui deve prendere le distanze. Prende le distanze anche lui dalla Terra, da ciò che sulla Terra sia lo attrae ma anche lo spaventa. Di fronte a lui è come se vi fosse l’altro Volto di Dio, quindi l’energia femminile; quello che sente è talmente forte a livello di piani spirituali ed emotivi, che lo spaventa al punto da bloccare anche lui il passaggio sul piano fisico. Non può prendere tutto ciò che sente e portarlo ad esprimersi sul piano fisico, perché ha paura di quello che gli potrebbe accadere. Il contatto con il divino non è acqua, non è solo estasi o beatitudine, ma è anche il sacro timore di Dio, cioè la perdita totale del dominio su di sé. Dio si manifesta a quest’uomo tramite te e tramite il suo sentire verso di te, che però lo porta a frenare, a certi livelli, a non incarnare questo sentire perché ha paura di ciò che potrebbe manifestare; ha paura di te, ma in realtà ha paura di una parte di sé che se si manifesta concretamente lo fa vacillare, che è l’energia femminile.
Anche tu hai paura di incarnare l’energia femminile sentendone profondamente tutto il suo potere, che però non è dato solo dall’energia femminile: è dato dall’intreccio con l’energia maschile, quindi il potere di camminare nel mondo, di scegliere, di decidere e di osare inchiodare la materia, inchiodare il mondo. Tu hai paura, hai paura di non essere potente a sufficienza, è come se lavorassi ancora con il 50-50: io do il mio 50% e l’uomo deve dare il suo 50%; non posso fare tutto da sola. Io posso avere il desiderio, ma se dopo quest’uomo non mi corrisponde è meglio che me la metta via perché se no mi ritrovo con il mio 50% in mano e l’altro 50% non c’è, così va buca. In realtà questo modo di muoversi nel mondo è l’equilibrismo, un movimento molto carino, bello, educato, rispettoso se vuoi, ma che non è potente, non ha niente a che fare con il movimento divino potente.
Fra l’energia maschile e l’energia femminile c’è solo amore, c’è solo attrazione a tutti i livelli, anche fisico, non solo sui piani spirituali. Però la donna deve disvelarsi, nel senso di farsi vedere, osare mostrarsi in tutto il suo potere per agganciare il maschile, perché il maschile, se lei osa fare questo non può che seguirla, non può che rimanerne incantato a tutti i livelli.
Però se non osi fidarti di quel potere …. Vedo che sei ancora lì che dai grande valore al rispetto e credi che il rispetto sia la cosa più importante e rispetti anche quello che non deve essere rispettato. In questo modo non eserciti il potere dell’energia femminile che fa morire quello che deve morire, non nutre ciò che non va nutrito e non rispetta ciò che può creare malattia, a tutti i livelli, e che del rispetto non sa che farsene se la Terra le chiede il rispetto di qualcosa che è contrario alla vita, contrario alla crescita, all’espansione, all’amore; a ciò che lei sente essere l’unica realtà vera.
Devi sgretolare questa cosa che ti è stata costruita addosso come gabbia dalla tua famiglia, ma che è anche tua. E’ stata la tua verità fino a questo momento; ora devi sentire che questa verità ti sta soffocando, non ti permette di vivere. E quindi sei arrivata al limite di te stessa, ma è un limite che va superato, che è il motivo per cui siamo venuti sulla Terra. E il superamento del tuo limite comporta lo sgretolamento del tuo concetto di rispetto.
Finché hai questa illusione del cuore – che è il piccolo cuore della donna – che ti porta a rispettare tutti perché altrimenti dove si va a finire, non rispetti il tuo nucleo profondo, quello pieno di potere, la Dea che è in te. Questa illusione del cuore ti impedisce di entrare in contatto con il tuo potere. Se tu vuoi incarnarti, se vuoi concretizzare qualcosa sulla Terra, se vuoi far scorrere amore materiale fra te e quest’uomo, lavoro che si trasformi in qualcosa che ti permette di dire “Io faccio questo, io sono questa” e quindi gli altri possano riconoscere questo in te, il rispetto così come ce l’hai tu nel cuore non serve a niente, è solo qualcosa che ti sta uccidendo.
Ma non è il mondo, non è il piano duale che sta facendo questo, il mondo ti presenta solo le sue sfide e tu devi imparare a stare di fronte alle sfide del mondo. Ma queste sfide provengono da Dio, da quella parte del mondo duale che tu non comprendi, ma che ha creato Dio. Il mondo segue le leggi divine per cui c’è la perfezione di Dio in atto. Se tu non la cogli, non è andando in un altro mondo che sarai felice, perché è la perfezione di Dio in atto che hai bisogno di cogliere, e la devi cogliere in qualsiasi luogo tu possa andare. Altrimenti ti crei solo mondi illusori.
La perfezione di Dio in atto o la vedi o ne andrai sempre in cerca; la perfezione di Dio in atto è quella che ti porta nel luogo in cui vuoi essere, cioè ti dà la sensazione che tutto è perfetto così com’è. E quindi quello che tu stai vivendo ha in sé una perfezione: o tu la cogli, perché stai di fronte a questa sfida, o altrimenti torno a vedere che ti incarni a metà. Ma questo non lo fai solo tu, tutte le donne si incarnano a metà: arrivano fino al cuore, dove trovano delle illusioni molto belle – vogliamoci bene, rispettiamoci, amiamoci – ma se poi non le incarnano, restano illusioni. Io posso amare fino allo sfinimento, però se dopo non riesco ad incarnare questo amore per cui la persona di fronte a me lo sente, e lo sente al punto tale che a sua volta non può più fare un passo indietro perché ne resta inchiodata, non serve a molto. Se tu non lo inchiodi col tuo potere lui può fare il passo indietro. Il rispetto è una cosa bellissima ma è un’illusione del cuore perché l’energia femminile certamente rispetta, ma rispetta la vita, ciò che nutre, ciò che fa crescere. L’energia femminile non rispetta e non nutre le illusioni perché sa che se nutre quelle cose non nasce vita ma confusione, amarezza, disperazione, vorrei ma non posso, sento l’amore ma non so come farlo scorrere… tutto quello che poi nasce sul piano umano quando non si permette all’energia femminile di guidarci, ma si permette al piccolo io di farlo e di confondere il piano del cuore piccolo col piano del cuore profondo. Il tuo potere è lì, nel cuore profondo.
Questo non vuol dire dar voce a tutto ciò che ti attraversa perché non rispetti più niente. Non si tratta di questo. Devi usare la tua capacità medianica per entrare in contatto con il cuore profondo, prima scopri cosa per te è irrinunciabile e poi lo mostri ma con potere, con forza, per cui ti accorgerai che non rispetterai più alcune cose e ti troverai a rispettarne altre. Ma questo movimento non deve essere fatto con il piccolo io, con la presunzione legata a: io sono una donna, io sento, io esprimo; e si dimentica poi che sulla Terra è difficile cogliere il vero, la realtà, l’espressione della divinità.
E quindi prima devo stare nel sacro timor di Dio, prima devo osare entrare in contatto con una parte di me che anche mi spaventa, e la lascio parlare, e l’ascolto anche se mi dice una cosa che mi fa paura da morire e poi devo sentire che questa cosa va fatta comunque, e osare farla perché si sente che si deve osare farla, anche se mi manda in una direzione totalmente diversa da quella che pensavo e volevo per me.
Io oso dire la mia verità, oso magari anche alzare la voce se l’altro non mi ascolta nell’espressione della mia verità, oso quasi rischiare tutto con la sensazione di perdere il mio unico bene. Ma se io non oso incarnare questa cosa che mi spinge in una direzione particolare, alla fine non occuperò quell’impronta nel mondo, non la scoprirò, perché per scoprire la mia impronta nel mondo e occuparla devo anche fare dei movimenti, osando manifestarmi nel mondo nella mia potenza.
Dovete avere il coraggio di urlare tutto il vostro dolore, di mostrarlo, di sentirvi eccessive, strane, anche difettate, diverse da quasi tutte le altre donne, pazze e uniche, ma questa cosa è sacra, perché siete sulla Terra e sulla Terra ognuno viene portato al limite di se stesso per poterlo oltrepassare. Mentre la sensazione umana è: ho sbagliato tutto, c’è qualcosa che non funziona.
In realtà la perfezione di Dio per voi, quella che dovete disvelare e che vi porterà dove volete andare, è solo nel mondo, in questo pianeta così estremo, duale, difficile, che sembra negare Dio. La perfezione per voi è qui. Non è facile coglierla, ma se la cogliete veramente cancellate l’illusione che vi impedisce di andare oltre. L’illusione del tuo cuore, che ti impedisce di andare oltre, è il rispetto.
È ora che tutte le donne si sveglino e scoprano il loro potere; e allora lo eserciteranno, e invece di piangere, rideranno, e del rispetto, così come lo intende il tuo cuore adesso, non sapranno che farsene. E tu inchioderai quest’uomo all’amore che senti, su tutti i tuoi piani, perché non lo rispetterai più in alcune cose, ma lo rispetterai totalmente in altre.
Ogni volta che il tuo piccolo io vacilla, cerca la visione; non importa che sia molto articolata, molto chiara, perché per te è importante quella piccola visione in quel preciso momento, quella piccola frase che ti rientra… e poi vai fuori centro, e allora soffri, e allora… ti ricentri. Corrisponde all’accettare di essere incarnata, quindi di andare dentro e fuori da questo centro.
Bisogna far parlare tutto il piccolo io, che ti è stato dato per non perderti in mondi illusori, permettergli tutto, anche le parolacce, anche di mostrare tutta la sua disperazione o il suo disappunto, il suo “A me non me ne può importare di meno di questa cosa”. Vedo proprio un urlo: basta fare la brava bambina! Ma invece di buttare fuori e di fare un disastro (e allora ti tieni tutto dentro per evitare questo) te lo permetti, dandoci valore: questa cosa è vera, e non la cancelli con il buonismo. Però diventa un’interrogazione dell’Io e la presenti alla parte divina che è in te, e aspetti che questa parte ti dia la sua chiave di lettura, ti dica la verità. Finora tu hai lavorato con il cuore umano; ora devi lavorare col cuore divino, cioè in contatto con l’anima. E così andrai dentro e fuori, dentro e fuori, velocemente. Ogni volta che c’è qualcosa che ti fa star male, non ti affrettare a dire “Non importa”, non ti affrettare a cancellare l’emozione o il piccolo io che dice: non è così che volevo vivere, io non sono felice. Non ti affrettare ad acquietarlo ma prendi la sua interrogazione e il suo diritto di dire ciò che dice e lo presenti ad una parte di te, al Sé, all’energia divina che è al tuo interno, alla tua anima, che sa cosa è venuta a fare su questa Terra e che ti sta portando proprio lì. È l’anima che guida la tua vita e che attira a Sé ciò che vuole, per comprendere la sapienza e la perfezione di Dio in atto.
Chiedi e ti sarà dato, bussa e ti sarà aperto. Ma ciò che devi portare è l’urlo del piccolo Io. Finché tu smorzi quest’urlo, non stai andando nella direzione della tua anima, che vuole incarnarsi su questa dimensione e osare accettare la sfida dell’unità all’interno di un piano totalmente duale, anche nella concretezza dei corpi sessuati. Ma l’unità, pur se totalmente oscurata, è presente anche qui. Cogliere l’unità è vedere la perfezione di Dio in atto nella tua vita e in quella degli altri. Però, per fare questo, bisogna dar voce al piccolo io, permettergli tutto, permettergli di esprimere ciò che non ha mai espresso perché considerato non equilibrato, non rispettoso, non amorevole, non spirituale.

 
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