Logo  
  Stylish icon Stylish icon  
 

 

Maschile e femminile – I due volti dell’anima

I due volti dell'animaPrefazione – Contenuti e metodo di ricerca

Premetto che il mio interesse verso il maschile ed il femminile è sempre stato molto grande; per cui non è strano il fatto che il libro che vado a presentare ruoti intorno a questa tematica.

Ciò che mi appariva strano, inizialmente, è il fatto che in questi ultimi anni mi sono trovata a puntare lo sguardo sugli uomini e le donne nella loro relazione d’amore, cercando di comprendere perché i rapporti di coppia risultano essere, soprattutto in questa nostra epoca, così conflittuali, dolorosi, pieni di confusione ed incomprensione reciproca. Ma perché, mi chiedevo, partire da uno sguardo così ristretto ed intimo per interrogarsi sulla dualità maschile-femminile? Prima di iniziare questa ricerca, infatti, io stavo navigando in un pensiero ampio e maestoso, di un respiro così grande che mi aveva portato a pensare Dio al femminile: parlo di quella corrente del pensiero femminista conosciuta come Pensiero della differenza.

Il Pensiero della differenza sessuale, ancorandosi al profondo significato, per uomini e donne, di essere in un corpo sessuato, ha sottolineato il fatto, sostenuto sempre più dai recenti studi di neurobiologia, che il corpo sessuato condiziona fortemente il nostro porci nei confronti degli altri e del mondo. L’io che sente e pensa non è qualcosa di altro dal corpo, ma è un io fatto di carne, di un corpo sessuato al maschile o al femminile, legato a una storia personale collocata in un dato tempo, in un dato luogo, in una data cultura.

E’ certamente Virginia Woof la prima che, nel libro Le tre ghinee, pone lo sguardo sull’universo femminile rivendicandone, in positivo, la differenza. Se questa evidenza è taciuta o negata e si vuole presentare un pensiero come neutro e universale, qualcosa di essenziale non viene messo in evidenza, e la realtà, che è sempre molto più ricca e complessa di quello che si crede, viene non solo ridotta ma proprio fraintesa. Quindi l’incapacità di scorgere la diversa realtà e visione della vita delle donne, o di operare nella direzione di una sua continua svalutazione, l’incapacità di udire la diversità della loro voce, e di capire tutto ciò che significa vivere per loro, deriva, in buona parte, proprio dal presupposto aprioristico che esista un’unica impronta umana.

In questa prospettiva i grandi movimenti femminili di rivendicazione, quali quelli di diritto al voto o di uguaglianza nella retribuzione, nati per estirpare ingiustizie e sopraffazioni perpetuate nella storia dalla società creata dagli uomini, e quindi a misura d’uomo, hanno portato una lacerazione ancora più grande all’interno della donna stessa che ha perso la sua identità di genere, la propria definizione di sé vissuta nella differenza.

Senza nulla togliere alla necessità per le donne di esigere le pari opportunità a livello sociale, è chiaro che molto della nostra vita individuale e sociale ha bisogno di essere cambiato, perché va riconosciuto il fatto che nella voce delle donne è celata un’altra esperienza del mondo, e quindi un’altra visione ed interpretazione. Per questo è importante riconoscere la necessità di guardare il mondo con occhi sessuati, partendo da una soggettività legata al genere, in quanto c’è un punto di vista delle donne e un punto di vista degli uomini riguardo a tutte le cose del mondo, perché anche con le migliori intenzioni non si sfugge al proprio sesso e nessun punto di vista è neutro o garantisce una universalità. Il saperlo con consapevolezza evita non solo di fare una grande confusione, ma porta anche ad una grande ricchezza per tutti.

Ma una visione del mondo che tenga conto della differenza di genere ha bisogno di un contenitore culturale che non dimentichi il fatto che l’interrogazione più grande di ogni essere umano è quella sul senso ultimo della vita e sulla divinità. La storia insegna che nessuna società umana si è mai elaborata pienamente senza assistenza del divino, cioè di un sentire che trascende il vivere quotidiano e la pura sopravvivenza. La forza per affermarsi e realizzarsi singolarmente e in comunità è sempre ampliata da un pensiero trascendente. Per questo fin dall’inizio mi è parso indispensabile riconoscere che la capacità delle donne di creare e di portare cultura, di affermare valori, di costruire società civile, deve passare da lì.

Luce Irigaray in Donne divine nota che per realizzare pienamente se stesso, ognuno ha bisogno di un Dio che significhi la perfezione della sua soggettività. E come per l’uomo c’è stata la necessità di rappresentarsi un Dio unico maschile, anche per la donna è necessaria la ricerca di una perfezione al femminile, di un’immagine di potenza simbolica che le indichi la pienezza di ciò che può essere. Per questo nell’antichità gli uomini e le donne avevano i loro dei e le loro dee, per un bisogno psicologico umano di comprensione del divino, per riuscire in questo modo ad attingere la forza e il coraggio di cui tutti hanno bisogno nella vita qui sulla Terra. La forza delle donne, infatti, non è qualcosa da costruire né da inventare, perché c’è sempre stata, è solo necessario renderla visibile, efficace, indirizzandola prima verso la propria crescita personale, poi verso un cambiamento della società in cui viviamo.

Parallelamente a questo percorso di interrogazione sul maschile e femminile, mi sono occupata di Psicologia transpersonale. In questo contesto, con l’uso del termine transpersonale si fa riferimento ad un processo psichico che trascende i confini individuali riconosciuti. Ken Wilber, uno dei teorici della corrente di pensiero transpersonale, introduce una profonda innovazione nello studio della coscienza umana affermando che nella nostra cosiddetta coscienza normale le potenzialità psichiche di una persona sono usate solo in minima parte; oltre la normale soglia di consapevolezza vi sono altri stati di coscienza in cui si ha una percezione della realtà diversa da quella ordinaria, ma non per questo meno reale.

Entrando in dettaglio nella mia esperienza personale, negli ultimi dieci anni ho imparato ad attingere ad un campo di consapevolezza diverso da quello da me sperimentato nello stato ordinario di coscienza, tramite il quale ho accesso ad una serie di conoscenze, interpretazioni, visioni, ampiamente rappresentate in questo volume, oltre che nel mio libro precedente Iniziazione alla dualità maschile-femminile, pubblicato dalle Edizioni Mediterranee. Tale fenomeno è attualmente conosciuto come “channeling”.

Il channeling, a mio avviso, rappresenta la prova dell’esistenza di un’effettiva capacità umana di mettersi in contatto con una conoscenza e una saggezza superiore a quella ordinaria. Senza volermi sostituire al giudizio del lettore, il quale può farsi un’opinione diretta in merito leggendo questo libro, la mia esperienza è che il channeling, utilizzato in modo sistematico nell’interrogazione di particolari tematiche, prima puntigliosamente discusse ed approfondite, porta all’introduzione di concetti nuovi, di nuovi spunti e nuove interpretazioni dei fenomeni analizzati, su cui riflettere. La ricerca fatta col channeling, dunque, è molto simile a qualsiasi altra ricerca: si procede per cerchi concentrici, approfondendo e verificando poi la validità delle tesi emerse, sostenute da specifiche argomentazioni che vanno ulteriormente approfondite e interrogate.

Quando si è voluto interrogare, tramite il channeling, la differenza di genere, intesa come dualità maschile-femminile, è risultato subito chiaro che il fenomeno più pregnante, per l’esperienza soggettiva di entrambi i generi, è il dolore presente in modo veramente invasivo nelle relazioni d’amore. E questo dolore, diversamente da quello che si può superficialmente supporre, non è segnalato solo dalle donne, ma in egual misura anche dagli uomini. Ed è altrettanto chiaro che, quando l’amore non riesce a scorrere, è inevitabile che lì, in quel preciso contesto, ci deve essere un fraintendimento, un malinteso, qualcosa che ancora non si riesce a vedere e che fa da inciampo. Solo interrogando con puntigliosità questo dolore e smettendo di attribuirci reciprocamente la responsabilità e la colpa di quanto accade, è possibile incominciare a fare un po’ di chiarezza sull’universo maschile e femminile.

Abbiamo incominciato, quindi, con una serie di interrogazioni mettendo sotto torchio ed analizzando tutti quegli inciampi, quelle incomprensioni, quei dolori che più frequentemente uomini e donne incontrano nelle loro relazioni d’amore, arrivando a scoprire che le ferite, e le difese conseguenti messe in atto dalla personalità, hanno una forte connotazione di genere. Fra uomini e donne esiste una differenza molto più grande di quella che comunemente si crede, una differenza originaria che condiziona ogni movimento successivo: è questa differenza energetica che li porta ad agire e reagire nel mondo in un modo ben preciso, al di là addirittura della storia personale, della cultura o della struttura di personalità del singolo.

Definire pienamente l’energia maschile e femminile è molto difficile, ma senz’altro possiamo dire che l’energia maschile è energia di definizione, legata all’espressione dell’unicità; l’energia femminile è energia di relazione, intesa come interconnessione. È di grande evidenza il fatto che tutte le manifestazioni della vita, pur essendo legate all’unicità e quindi alla diversità, sono anche profondamente in relazione fra loro tanto che nulla è interpretabile isolatamente, ma trae il suo preciso significato dal contesto di appartenenza. L’unicità e l’ interconnessione, dunque, sono le due grandi costanti che caratterizzano ogni processo vitale.

Nelle tradizioni religiose di tutti i tempi, l’anima è vista come l’Uno che contiene al suo interno la dualità: basta pensare al simbolo taoista di yin-yang o alla stella a sei punte ebraica, che condividono una rappresentazione perfettamente speculare volta a sottolineare l’esistenza di due movimenti uguali e contrari, che possono essere chiamati anche energia maschile e energia femminile. La stella a sei punte, in quanto composta di due triangoli intrecciati, sottolinea con particolare forza il legame indissolubile che vincola le due energie; mentre il simbolo taoista, grazie ad una soluzione grafica particolar-mente felice, sottolinea il fatto che nell’anima questi due aspetti fluiscono costantemente l’uno nell’altro, senza confusione o invasione, in modo da produrre un ampliamento e potenziamento reciproco.

Nell’uomo e nella donna, invece, le due energie sono incarnate e quindi inevitabilmente una è più in evidenza e viene agita in automatico, mentre l’altra entra in un cono d’ombra. Noi non ci rendiamo facilmente conto di quanto siamo segnati da una parzialità e crediamo che l’altro sia uguale a noi, al punto tale che ci stupiamo della mancanza di comprensione reciproca che appare nei momenti di divergenza di opinione. La grande differenza emerge, infatti, soprattutto quando un uomo e una donna sono in disaccordo e ognuno accusa l’altro di non capire o di non amare abbastanza. Molti sono i romanzi, i film, le lettere inviate alla posta del cuore che descrivono la differenza non capita e il conseguente dolore presente nelle relazioni d’amore.

L’energia maschile e l’energia femminile, senza impedimenti di sorta, sono come i poli contrari di una calamita, inevitabilmente si attraggono: l’uomo incarna la bellezza del movimento di definizione e la donna incarna la bellezza del movimento di relazione. Sulla Terra la necessità che questi due aspetti entrino in relazione profonda viene resa ed oggettivata da un corpo fisico ben preciso, che ha le sue leggi, i suoi ritmi; e la grande attrazione sessuale che esiste fra uomini e donne è l’espressione più concreta della forza che lega insieme queste due energie. Ma su tutti i piani dell’esistenza, non solo su quello fisico, l’atto creativo e la nascita del nuovo sono legati all’incontro fecondo di queste due energie, che devono però agire nel pieno del loro potere.

Essendo l’umanità all’interno di un cammino di grande ampliamento di consapevolezza, vi è stato a livello culturale un crescente riconoscimento della necessità di entrambi questi movimenti per permettere un processo creativo che sia fonte di soddisfazione per il singolo e di crescita e benessere per l’umanità. Questo riconoscimento della bellezza dei due movimenti energetici ha portato uomini e donne ad un desiderio di utilizzarli entrambi nella propria vita, anche se è chiaro che uno viene agito spontaneamente, mentre l’altro viene appreso in un percorso di crescita e consapevolezza. Gli uomini hanno imparato ad attenuare il movimento preciso di definizione che più li caratterizza e li porta a fare emergere sempre la particolarità, la diversità, l’unicità di ciò che sono e pensano, per privilegiare anche atteggiamenti finalizzati al confronto e allo scambio, pur nel rispetto della diversità. Le donne, a loro volta, hanno appreso la necessità di stare di fronte a ciò che si oppone alla loro realizzazione personale con determinazione, senza paura di definire la loro posizione con chiarezza, accettando anche la possibilità di rompere legami, se questi vanno in una direzione diversa da quella in cui loro vogliono andare.

L’uso dell’energia contraria utilizzata in modo deliberato per fare argine alla propria energia, quando inevitabilmente cade in uno squilibrio se usata fuori misura, è stata la risposta trovata finora dagli uomini e dalle donne quando riconoscono in qualche modo il limite dello strumento che usano in modo automatico, quasi senza nessuna consapevolezza di sé. L’uomo evoluto riconosce quando l’energia di definizione degli uomini porta questi alla megalomania e ad un individualismo distruttivo per sé e per la collettività; la donna evoluta riconosce perfettamente quando l’energia femminile di relazione viene usata dalle donne per privilegiare l’adattamento ai desideri altrui, al sacrificio di sé, a scapito della realizzazione dell’unicità della sua ani- ma.

Quindi con una decisione deliberata e consapevole, la personalità fa argine alla propria energia per attingere anche dal movimento che caratterizza maggiormente l’altro genere. Questa apertura della personalità nei confronti della bellezza dell’altro movimento energetico è stato chiamato, in questa ricerca, equilibrismo; ed è chiaro che tutti i termini, quando sono arrivati al limite di loro stessi e necessitano di essere superati, cominciano con l’essere segnati da questo suffisso negativo di “ismo”. Anche in questo caso, ciò che prima era equilibrio, e quindi rappresentava il massimo delle capacità legate ad una particolare epoca storica, ora non basta più e richiede la capacità di andare oltre.

Per equilibrismo qui si intende proprio il movimento di controllo e di freno della propria energia ottenuto tramite l’intervento dell’altra: quando l’uomo sente di cadere in un agire eccessivamente individualistico e violento, e la donna riconosce al suo interno l’intensità del suo sentirsi vittima impotente che preferisce il sacrificio di sé al sacrificio dell’altro, entrambi si affrettano a far argine al loro movimento spontaneo. In altri termini, la personalità dell’uomo e della donna, percependo la forza dell’energia maggiormente rappresentata al suo interno, cerca di usare l’altra per equilibrare la prima, confondendo la forza energetica che le appartiene di diritto con l’azione squilibrata che si mette in atto quando ci si sente minacciati. Per questo entrambi, per evitare di cadere in atteggiamenti che vivono come pericolosi per sé e per gli altri, si affrettano a fare argine al loro movimento spontaneo quando lo giudicano eccessivo e quindi pericoloso.

È chiaro che l’equilibrismo rappresenta il punto più alto di evoluzione raggiunto finora dagli uomini e dalle donne. Partendo dal riconoscimento di questo grandioso traguardo psicologico, è necessario anche riconoscere che in questo modo si cade in un impoverimento di entrambe le energie, perché si ha paura di sperimentare tutta la forza insita in esse; e quindi si cade in una forma di sacrificio di sé, volto a smussare le punte più estreme. Pur se fatta con le migliori intenzioni, questa resta comunque un’azione di appiatti-mento, che dà sicurezza, ma alla fine non paga perché è come se i conti non tornassero mai, c’è sempre qualcosa che non ci soddisfa e che ci provoca dolore. Va ricordato, infatti, che l’energia maschile e l’energia femminile rappresentano due forze grandissime legate alla crescita, all’espansione di sé, e se noi vi facciamo argine vi è un restringimento ed impoverimento delle nostre capacità di sperimentare la vita. Ed è questo limite che noi imponiamo a noi stessi che ci provoca sofferenza.

Questa dinamica legata al sacrifico risalta enormemente quando poggiamo gli occhi sulla relaziona d’amore fra un uomo ed una donna. Se all’interno di questa relazione vissuta all’inizio da entrambi come felice, portatrice di gioia, di espansione e di crescita, entrano i meccanismi di personalità legati all’equilibrismo, l’amore non ne viene rafforzato, ma entra in un processo di deterioramento fino ad arrivare alla sua estinzione. Se, nella relazione d’amore, nei momenti in cui si avverte incomprensione, l’uomo e la donna, per evitare di sfinirsi in liti continue, credono che la soluzione sia l’equilibrismo, l’accomodamento, il fatto che ognuno ceda su qualcosa rispetto a sé, in nome dell’amore e del rispetto reciproco, pur sentendola importante e necessaria, senz’altro si evitano le liti, ma certo non si comprende il vero punto di vista dell’altro. L’amore non può uscirne rafforzato, anzi si entra progressivamente nella noia; per questo si iniziano vite parallele, la distanza fisica ed emotiva aumenta sempre di più e di ciò che caratterizzava l’amore, questo desiderio di relazione, di scambio, di intreccio continuo, il cui culmine è dato dalla grande attrazione sessuale ed emotiva che ci ha portato a scegliere quell’uomo e quella donna ai nostri occhi unici fra mille, scompare, dell’amore iniziale resta ben poco, e si torna al generico sguardo reciproco in cui con rassegnazione o rabbia si dice: “Gli uomini sono tutti uguali”, “Le donne sono incomprensibili”.

In realtà l’amore fra un uomo ed una donna per rafforzarsi deve cibarsi della differenza di genere in tutti i suoi aspetti; è come una corrente che passando dall’uno all’altro genera stupore, interesse, desiderio, cambiamento, crescita, che non sono altro che diversi aspetti della vita. Se questo non avviene, e noi proviamo dolore e sofferenza all’interno del nostro rapporto d’amore, è chiaro che è proprio quel dolore la spia rossa che ci indica che siamo in presenza di un nodo legato alla crescita di consapevolezza per entrambi. Quando l’amore viene ferito, vuol dire che ci troviamo in presenza di qualche catena costruita da noi stessi, dalla società, dalla cultura, dal tempo in cui viviamo, considerata naturale o a volte addirittura nell’ordine di Dio, che fa argine all’energia e le impedisce di scorrere liberamente. Se noi ignoriamo quel dolore, lo evitiamo, o ci sottraiamo dal confronto, siamo di fronte alle difese di personalità che non ama stare nel dolore e adotta rapide strategie per uscirne al più presto; ma questi automatismi difensivi non ci permettono di svelare a noi stessi i nodi da sciogliere.

Affinché l’amore non venga smorzato è necessario andare oltre l’equilibrismo, ma per trovare un altro modo è necessario un ulteriore salto evolutivo. Per questo veniamo invitati a radicarci nella nostra energia e ad esprimerla al massimo del suo potere, perché qualsiasi atto creativo, che ci porta oltre il già conosciuto, avviene solo quando l’energia maschile e l’energia femminile sono l’una di fronte all’altra nel pieno del loro potere.

E’ importante sviluppare la capacità di reggere le contraddizioni presenti nella realtà che ci appartiene, cercando in tutti i modi di non cadere in quelle zone oscure e squilibrate di noi stessi che ci portano poi a scagliarci l’uno contro l’altro o a banalizzare la problematica forzando una soluzione prematura per uscire velocemente dal dolore. Quando cadiamo in questi movimenti di personalità, invece di assecondarli, è necessario fermarci per capire meglio le dinamiche in gioco perché qualcosa di non ancora compreso di noi stessi vuole emergere.

Riconoscere ed onorare l’energia a cui si appartiene, è il primo passo; saperla esprimere pienamente nel modo più equilibrato possibile, senza timore delle conseguenze, è il secondo passo che richiede forza, determinazione, coraggio, ma soprattutto una profonda fiducia nell’amore che lega uomini e donne. Perché solo stando di fronte l’uno all’altro nei momenti di massimo conflitto senza rinunciare a ciò che siamo, ma anzi nella massima pretesa di esprimerlo al meglio, può avvenire quel salto evolutivo di cui l’umanità ha vera-mente bisogno.

Mi pare, infine, estremamente importante sottolineare il fatto che puntare gli occhi sul rapporto di coppia non è che un modo molto concreto di interrogare il processo creativo legato al movimento duale, in quanto l’amore che lega uomini e donne non è che un simbolo dell’unità dell’anima che chiama a sé, delle potenzialità creative insite nello scorrimento energetico libero dei due principi vitali chiamati maschile e femminile, e della necessità della loro espressione maestosa e potente nel mondo per garantire l’evoluzione sulla Terra.

In questa visione solo grazie ad un ampliamento di espressione di entrambe le energie può conseguire un intreccio vissuto come creativo e non come invasivo. Ma affinché avvenga questo passaggio creativo, vale a dire che qualcosa di nuovo appaia sul piano della Terra, è necessario che le profonde differenze di genere, legate a visioni interiori spirituali che non possono essere oscurate o banalizzate, siano finalmente riconosciute ed onorate, per poter incominciare a superare la visione duale oppositiva che ci ha così fortemente condizionato finora. Il desiderio di definizione ed unicità ed il desiderio di appartenenza e condivisione sono due necessità insite in ogni essere umano, ma che spesso si presentano, nel concreto, come inconciliabili; per questo è importante riconoscere le difficoltà che uomini e donne incontrano non solo nell’espressione pulita della forza energetica che li spinge maggiormente nella vita, ma anche riuscire a cogliere la paura che nasce in noi quando è l’altra energia che sembra portarci fuori binario, sia che si presenti fuori di noi, nel mondo lavorativo o nella relazione d’amore fra un uomo ed una donna, sia che viviamo questo conflitto all’interno della nostra struttura di personalità.

Solo il contatto con il nostro nucleo interiore più profondo ci permette di entrare  nella resa a queste spinte energetiche divine che vengono percepite dalla personalità come oscure e pericolose quando si presentano nella sua vita e minacciano di ridurre in frantumi le fondamenta stesse su cui regge la sua visione del mondo. E’ all’interno dell’anima, infatti, che l’energia femminile e l’energia maschi-le si intrecciano superando la visione duale, portando ogni uomo ed ogni donna oltre il falso limite in cui si costringe a vivere per le mille paure che condizionano il genere umano nel suo cammino sulla Terra.

Per superare un limite si ha però sempre bisogno di una visione più grande che abbracci il già conosciuto e lo usi come trampolino di lancio per accedere al nuovo. Questo è il metodo usato da noi in questa ricerca: senza mai dare nulla per verità rivelata, abbiamo usato il channeling come strumento di conoscenza della realtà energetica, confrontando tutto ciò che veniva canalizzato con le nostre conoscenze psicologiche e la nostra esperienza umana.

Bisogna dire che solo l’incontro di due talenti particolari ha potuto, a mio avviso, portare alla realizzazione di uno studio così articolato e complesso sull’energia maschile e sull’energia femminile. La mia capacità di canalizzare, che si è potenziata nel tempo, e la grande capacità di Lidia di fare ricerca tramite l’interrogazione precisa e puntigliosa delle dinamiche di personalità che possono essere collegate al movimento energetico, in modo da far emergere con evidenza ciò che può essere estendibile a tutti gli uomini e a tutte le donne, pur rispettando le infinite differenze umane presenti in ognuno.

Il lavoro compiuto ha comportato ore ed ore di canalizzazione, trascrizione, studio e successiva interrogazione; solo un interesse ed una passione grandissima potevano essere la molla che ci ha spinto a continuare. Era necessario, però, trovare una struttura concettuale che permettesse a tutti di accostarsi e comprendere la sorprendente nuova visione che ne è emersa. Anche questo lavoro è stato portato a termine da Lidia, l’unica che dominava nella sua struttura di fondo la ricerca compiuta, non solo grazie alla sua costanza nel leggere e rileggere ogni singola pagina, ma anche per la sua capacità di cercare le connessioni logiche e concettuali, i punti di forza del discorso e quelli che necessitavano di una successiva interrogazione ed approfondi-mento. Il raggruppamento dei contenuti e di pulizia rispetto ad idee interessanti ma che rischiavano di portare il lettore a perdersi in mille direzioni, è stato il frutto di un metodo di lavoro molto rigoroso che richiede concentrazione e capacità di sintesi notevole.

In ogni presentazione che si rispetti è giusto concludere con i ringraziamenti.

Voglio ringraziare Andrea Dainese per aver impaginato il libro ma soprattutto per aver creduto, insieme a molti altri, che il channeling è veramente uno strumento di conoscenza che ci aiuta a dare significato e spessore ad una realtà che spesso si presenta difficile da accettare se osservata solo dal punto di vista terreno.

Un grazie speciale a Giorgio Guglielmo per avermi accompagnato in questa ricerca, dandomi tutto il sostegno e l’incoraggiamento di cui avevo bisogno.

Giuseppina Morrone

 
Stylish icon   Stylish icon

Websites designed and created By segnaleinterrotto.it