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Maschile e femminile – I due volti dell’anima

Presentazione

Premetto che il mio interesse verso il maschile e il femminile è sempre stato molto grande, per cui non è strano che il libro che vado a presentare ruoti intorno a questa tematica.

In questi ultimi anni mi sono trovata spesso a puntare lo sguardo sugli uomini e sulle donne nella loro relazione d’amore, cercando di comprendere perché i rapporti di coppia sono così conflittuali, dolorosi, pieni di confusione e incomprensione reciproca. Ma perché, mi chiedevo, partire da uno sguardo così ristretto e intimo per interrogarsi sulla dualità maschile-femminile? Prima di iniziare questa ricerca, infatti, io stavo navigando in un pensiero di un respiro così grande che mi aveva portato a concepire la divinità anche al femminile: parlo di quella corrente del pensiero femminista conosciuta come «pensiero della differenza».

Questa corrente filosofica, ancorandosi al profondo significato, per uomini e donne, di essere in un corpo sessuato, ha messo in luce come questo evento condizioni il nostro porci nel mondo. L’Io che sente e pensa non è qualcosa di altro dal corpo, ma è un Io fatto di carne, di un corpo segnato al maschile o al femminile. Per questo è importante guardare il mondo partendo da una soggettività legata al genere, perché esiste un punto di vista delle donne e un punto di vista degli uomini riguardo a tutte le cose. Anche con le migliori intenzioni, non si sfugge al proprio sesso e nessun punto di vista è neutro o garantisce un’universalità di visione.

Tuttavia, una visione del mondo che tenga conto della differenza di genere ha bisogno di un contenitore culturale che non dimentichi che l’interrogazione più grande di ogni essere umano è quella sul senso ultimo della vita e sulla divinità. La storia insegna che nessuna società umana si è mai evoluta pienamente senza l’assistenza del divino, cioè di un sentire che trascende il vivere quotidiano e la pura sopravvivenza. Per questo fin dall’inizio mi è parso indispensabile riconoscere che la capacità delle donne di creare cultura, di affermare valori, di costruire una società civile, deve passare da lì.

Luce Irigaray in Donne divine[1] osserva che per realizzare pienamente se stesso, ognuno ha bisogno di un Dio che rappresenti la perfezione della sua soggettività. E come per l’uomo c’è stata la necessità di rappresentarsi un Dio unico maschile, anche per la donna è necessaria la ricerca di un’immagine simbolica che le indichi la pienezza del femminile. Nell’antichità gli uomini e le donne avevano i loro dei e le loro dee non solo per un bisogno psicologico umano di comprensione del divino ma anche per riuscire in questo modo ad attingere la forza e il coraggio di cui tutti hanno bisogno nella vita qui sulla Terra.

Va detto anche che in molte tradizioni religiose l’anima è vista come l’Uno che contiene al suo interno una dualità. Pensiamo, ad esempio, al simbolo taoista di yin-yang o alla stella a sei punte ebraica, che condividono una rappresentazione speculare volta a sottolineare l’esistenza di due movimenti uguali e contrari. La stella a sei punte, composta di due triangoli intrecciati, sottolinea con particolare forza il legame indissolubile che vincola le due energie; mentre il simbolo taoista, grazie a una soluzione grafica particolarmente felice, sottolinea il fatto che nell’anima questi due aspetti fluiscono costantemente l’uno nell’altro, senza confusione o invasione.

Questi sono i due Volti dell’Anima, che possiamo chiamare anche energia maschile ed energia femminile. Sulla Terra la necessità che questi due aspetti entrino in relazione viene resa e oggettivata da un corpo fisico ben preciso, che ha le sue leggi, i suoi ritmi; e la grande attrazione sessuale che esiste fra uomini e donne è l’espressione più concreta della forza che lega le due energie. Tuttavia, in tutti i piani dell’esistenza – non solo su quello fisico – l’atto creativo e la nascita del nuovo sono legati all’incontro fecondo di queste due energie, che devono agire nel pieno del loro potere, cibandosi della differenza. È come una corrente che, passando dall’uno all’altro, genera stupore, interesse, desiderio, cambiamento, crescita, che non sono altro che diversi aspetti del processo creativo. Se non avviene nella realtà questo profondo amore tra gli uomini e le donne, vuol dire che l’anima che si esprime attraverso un corpo è ancora oscura a se stessa, ha ancora parti in ombra che nega, che proietta. E il dolore che si prova è la spia rossa che ci indica qual è il nodo preciso legato alla crescita di consapevolezza per entrambi.

In questo percorso iniziatico, riconoscere e onorare l’energia cui si appartiene è il primo passo; saperla esprimere pienamente senza timore delle conseguenze è il secondo passo che richiede forza, determinazione, coraggio, oltre che una profonda fiducia nell’amore che lega uomini e donne. Perché solo stando l’uno di fronte all’altro nei momenti di massimo conflitto senza rinunciare a ciò che siamo, può avvenire quel salto evolutivo di cui l’umanità ha veramente bisogno.

Pertanto, puntare gli occhi sul rapporto di coppia è un modo molto concreto di interrogare il processo creativo legato al movimento duale. Infatti, l’amore che lega uomini e donne non è che un simbolo dell’unità dell’anima, delle potenzialità creative insite nello scorrimento energetico dei due principi vitali chiamati maschile e femminile, e della necessità della loro espressione per garantire l’evoluzione sulla Terra.

Tuttavia, affinché avvenga questo passaggio creativo, è necessario che le profonde differenze di genere – legate a visioni interiori spirituali che non possono essere oscurate o banalizzate – siano finalmente riconosciute. Solo così sarà possibile superare la visione duale oppositiva che ci ha fortemente condizionato finora. Il desiderio di definizione e di unicità, maggiormente legato all’energia maschile e agli uomini che più la incarnano, e il desiderio di appartenenza e condivisione, maggiormente legato all’energia femminile e alle donne che più la incarnano, richiedono di essere riconosciute e conciliate al nostro interno. È solo all’interno dell’anima, infatti, che l’energia femminile e l’energia maschile si intrecciano superando la visione duale, portando ogni uomo e ogni donna oltre il limite in cui si costringe a vivere per le mille paure che condizionano il genere umano nel suo cammino sulla Terra.

Questa ricerca è stata possibile grazie a una collaborazione strettissima fra me e Lidia Fogarolo. Premesso che solo una passione condivisa poteva essere la molla che ci ha spinto a continuare, ognuna ha messo a disposizione dell’altra tutte le sue conoscenze e i suoi talenti specifici rivolti a mettere in luce quali sono le dinamiche di personalità collegate al genere. Passo dopo passo, siamo arrivate alla struttura concettuale che caratterizza questo saggio e alla nuova visione che emerge.

Un ringraziamento particolare va a tutte le donne e tutti gli uomini che, interrogando la loro personale ferita d’amore, ci hanno permesso di cogliere la spinta energetica irrinunciabile presente in ognuno come pure i fraintendimenti necessari per andare oltre, in quel processo creativo legato all’espansione di coscienza.

Ringrazio anche Giorgio Guglielmo per avermi accompagnato in questa ricerca, dandomi tutto il sostegno e l’incoraggiamento di cui avevo bisogno, e l’editore Roberto Russo per aver accolto questa pubblicazione.

Giuseppina Morrone

Luglio 2018

[1] Luce Irigaray, «Donne divine» (1984), in Sessi e genealogie, La Tartaruga Edizioni, Milano 1989.

 
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