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Iniziazione all’attraversamento del corpo emotivo

libro3Introduzione

Gli uomini e le donne sono perfettamente consapevoli della presenza, al loro interno, di un lato oscuro legato al corpo emotivo, in grado di superare ampiamente il controllo della personalità cosciente. Il contatto con questa realtà densa, che può manifestarsi quando meno ce lo aspettiamo, diventa un’esperienza sconvolgente quando si impone con tutta la sua forza e agisce secondo finalità sconosciute alla coscienza, contraddicendo tutto ciò che è ritenuto saggio e desiderabile.

L’apparire del corpo emotivo inteso come ombra è stato interpretato nella storia come dovuto all’intervento di forze oscure cui l’Io deve far argine, pena la perdita di sé, della razionalità, della sanità mentale, di ciò che è bene. E proprio la rimozione di questa parte ha reso possibile la costruzione di grandi civiltà.

Senz’altro in questa visione vi è una chiave interpretativa corretta, nel senso che quella che appare oggi come una distinzione quasi ovvia e consolidata tra i diversi aspetti dell’Io dati da mente, cuore e corpo emotivo, ha richiesto una sperimentazione che è durata secoli, affinché l’umanità imparasse a distinguere quanto è difficile arrivare a una mente lucida, sganciata dalle proiezioni dei propri desideri personali, e a un cuore che non sia dominato dai desideri più legati ai piani terreni, e quindi impotenti nell’agganciare la Terra al Cielo. Tutta questa enorme complessità psicologica raggiunta dall’umanità, ottenuta tramite l’individuazione della parte luminosa legata alla mente e al cuore, staccandola dal corpo emotivo più denso, non può dirsi ancora completa in quanto c’è ancora la parte vissuta come oscura, e quindi inquietante, da portare alla luce.

L’intuizione che sta avanzando, iniziata sotto forma di ricerca scientifica ai primi del novecento, è che sia presente all’interno della parte istintuale che appartiene a ognuno di noi un nucleo sapiente che esige di essere riconosciuto, in quanto detentore di un significato che abbraccia tutto l’essere trasversalmente. Quindi non è possibile risalire al senso della propria vita senza di esso.

In questa prospettiva l’accelerazione del processo evolutivo che investe il singolo e l’umanità intera è rivolta anche nella direzione di un’integrazione della dimensione legata al corpo emotivo ancora oscuro nel suo movimento, allo scopo di cogliere le perle di sapienza, oltre che il potenziale di ampliamento, presenti in esso. È una scoperta che può avvenire solo se ci consentiamo un’apertura nella direzione della totalità di noi stessi, quindi di un recupero anche della parte in ombra, per scoprire la carica di guarigione, e non solo di distruzione, che contiene al suo interno.

Presentazione

Fin dalla mia infanzia, ricordo di aver sempre reagito con paura quando percepivo in me o negli altri delle reazioni emotive che io consideravo eccessive, squilibrate e quindi poco accettabili. Per me la perfezione stava nell’espressione pacata e serena del proprio punto di vista e nell’ascolto comprensivo delle ragioni dell’altro. Tutto il resto era profondamente sbagliato e causa di tutti i mali, sia all’interno della coppia e del nucleo famigliare, sia nel mondo sociale più esteso.

La mia paura di esprimere e di stare di fronte all’intensità delle emozioni quando si manifestano senza nessuna possibilità di arginarle è rimasta intatta, anche se ora scopro che è solo dal cozzo di due verità opposte che può nascere il nuovo. Non è un aggiustamento o un mettiamoci d’accordo basato sulla buona volontà, per cui cede un po’ uno e un po’ l’altro, in un equilibrio che risulta sempre instabile proprio perché non accontenta nessuno. Parlo proprio della nascita del nuovo, di qualcosa di talmente creativo da sorprendere tutti perché è ciò che nasce da due contrapposizioni apparentemente inconciliabili. È la verità superiore che azzera con la sua presenza tutto ciò che c’è stato prima. Non c’è più bisogno di tornare sull’argomento o su ciò che ha provocato la contesa: l’accordo è veramente raggiunto perché tutti riconoscono un orizzonte più ampio, un allargamento di visione.

Ora lasciamo questo momento magico e creativo, il momento dell’eureka, per intenderci, e torniamo invece a ciò che dobbiamo fare per arrivarci: attraversare il corpo emotivo che ci spaventa o ci ferisce maggiormente. Attraversarlo non con le razionalizzazioni della mente, per quanto equilibrata, colta e sapiente essa possa essere, né con gli abbellimenti del cuore dovuti alla compassione e alle pie intenzioni legate al perdono. Dimentichiamoci tutto ciò che ritenevamo possibile e andiamo oltre, perché se dobbiamo partorire il nuovo è evidente che proprio non lo conosciamo ancora. Ed è inutile sforzarsi di essere equilibrati quando dentro di noi si scatena l’inferno. Perché è chiaro che sono le emozioni che noi consideriamo distruttive e negative, quelle che ci urlano all’interno e che ci chiedono di essere espresse, che creano il problema. A queste emozioni noi attribuiamo la colpa di creare quel mondo così lontano dall’Eden cui tutti aspiriamo.

Sono proprio quelle emozioni che si scatenano dentro a ogni donna, che non hanno il diritto di parola perché lei teme che possano distruggere tutto ciò che ha costruito con fatica, creando quel vuoto che tanto la spaventa; un vuoto a cui lei cerca di sottrarsi con movimenti legati al suo buon cuore. Quello che andrebbe espresso, perché è comunque una verità che le appartiene, è stato etichettato da lei come sbagliato, poco presentabile, il panno sporco che è meglio lavare in casa. E con dei bei ragionamenti, facendo appello ai sacri principi o alla bontà del cuore umano, si costringe a non vedere, per non urlare tutto il suo dolore: “Non è così che volevo vivere, non è questo il mondo che credevo di creare intorno a me”.

Sono proprio quelle emozioni che si scatenano dentro a ogni uomo in quei momenti in cui si sente un guerriero sconfitto, ma non dagli altri o dal mondo, ma dalla sua ignoranza e incapacità di capire se stesso e ciò che gli sta capitando. Quando si scatena in lui la sensazione di non aver capito nulla della vita e quindi di aver vissuto invano.

Uomini e donne attraversano spesso questi momenti di crisi e di dolore, ed è difficile credere che questo faccia parte del processo creativo.

Nel movimento creativo, l’unico legato alla vita in tutta la sua pienezza, c’è sia quella sensazione di fibrillazione, di essere spinti oltre da una forza dirompente, che spaventa ma anche eccita tutti i nostri sensi, sia quei momenti in cui si urla tutta la nostra disperazione e impotenza. Non c’è mai il sorriso beato di autocompiacimento perché si è capito tutto, o perché si ama tutti in modo indistinto e generico.
Per rimanere nel movimento creativo, che è un processo sempre in atto e non una fase conclusiva, anche se l’eureka ne è una componente, è necessario non aver paura del corpo emotivo istintivo, diverso per uomini e donne, quello che noi tutti cerchiamo di tenere a bada perché non sappiamo dove ci può portare. Stare di fronte al proprio vuoto esistenziale senza cercare di riempirlo affannosamente è la sfida cui tutti siamo di fronte ed è l’unico modo per permettere al nuovo di mostrarsi e quindi di concretizzarsi, in quel processo continuo che chiamiamo evoluzione.

Giuseppina Morrone

 
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